GIOANFUCARLO

AKA dobbiamo comprare meno.

Ho partecipato alla festa per i 50 anni del mio amico Jacky. Non lo avrei mai fatto, perché odio i compleanni, perché lui ha un anno solo più di me e quindi mi ha portato già sull’orlo del precipizio che si aprirà dinanzi a me ad agosto 2025, quando tocca a me celebrare l’infausta ricorrenza. L’esorcismo operato durante la serata ha sortito un effetto certamente notevole quanto limitato e foriero di scorie post belliche comunque non trascurabili, sia dal punto di vista fisico che da quello “pissicologico” (literally).

MUMBLE

Cosa è più la virtù ? La pornografizzazione della nostra esistenza procede senza alcun freno inibitorio, ed il conto da saldare si allunga oltre il sostenibile, soluzioni estreme o decisioni irrevocabili pretendono la giusta attenzione. 

Pat Riley e Phil Jackson

La middle class Americana del secondo dopoguerra, la generazione atomica, il total white di Adolph Rupp che perde contro Texas, le scuole superiori di New York ed un Lew Alcindor Imberbe che se lo portava il vento. Il sergente di ferro in gessato Armani e chioma imbrillantinata, il maestro zen, figlio dei fiori del Montana, figlio di un predicatore e amante degli acidi. 

Etichette che non spiegano, che non risolvono. Riley è stato il teoreta che ha saputo farsi da sé e guadagnare rispetto, gestire lo Showtime e poi ripartire da zero e costruire il body punishment basketball dei Knickerbockers, fino ad impiantare la Heat Culture. Jackson ha messo le mani in tasca, ha respirato ed ha lasciato che il flusso degli eventi venisse incanalato della sapienza delle intuizioni e dalla storia di Bach e Winters, limitandosi a mostrare un lato umano ed una presenza forte che rassicurasse quei lati dell’ego delle superstar che molte volte ignoriamo che ma sono la vera chiave di volta. 

Penso che Riley abbia costruito e che Jackson abbia gestito e sviluppato. Poi la differenza la fa sempre chi va sul campo ed ha la palla in mano. Farne una questione di 11 a 8 (anelli) è non voler capire ed apprezzare, mentre invece dovreste godere, anatrone. 🦆 

Quelle decisioni

La deriva continua porta ad un pessimismo cosmico che mi risulta inevitabile. Con estrema facilità raggiungiamo cose per poi accorgerci che questa facilità è dettata solo da un semplice meccanismo: paghiamo. 

Se paghi raggiungi, ottieni. Noi paghiamo tutto, compriamo la qualunque, l’esasperazione concorrenziale mina solo la qualità mentre il rispetto delle regole di produzione, etiche, fiscali ed ambientali, diventano oggetto del contendere politico, favorendo la populistica evoluzione della società e favorendo chi la racconta meglio. 

La storia ci presenterà il conto, al dis …. 

Se va male, daremo la colpa a Bruxelles. 

Intanto Gioan sull’abatino:

L’ho visto la prima volta in Alessandria-Milan, nel 1959. Era l’ inizio del campionato che avrebbe vinto la Juventus. Nel Milan giocava ancora Liedholm, eroicamente sollevando i ginocchi al modo dei lipizzani da parata. Il ragazzino portava i capelli all’Umberta e, valutato ad occhio, aveva il carrello un po’ basso, le cosce ipertrofiche, il petto miserello. Si muoveva tuttavia con un garbo che era indice di stile sicuro (non di classe, analfacalcio che siete!): toccava di destro con raffinata misura: fintava di corpo domando la palla e quindi apprestandosi al dribbling, che non sempre aveva bisogno di fare: lanciava palle pulite, mai viziate di effetti difficili. Portava la maglia numero 9 ma centravanti non era, bensì rifinitore: e questo scrissi, con ovvia sicumera, avendolo visto mandare tre volte in gol un certo Tacchi (umiliato il Milan fra la sorpresa generale).

This is GioanFuCarlo


GENNAIO 2024

Libri:

Gianni Brera – La ballata del Pugile Suonato 

Pat Riley – the winner within 

Chris Herring – sangue al garden

Video:

The underdog NBA – YouTube video podcast 

Maigret chez les Flamands – crime series 

Hoosier – movie 

Ispirazioni:

Pat Riley

Gianni Brera

Anthony Edwards

Alessandro Barbero

Tua Madre 

The sentence:

“I wasn’t out to be a pioneer when we played Kentucky, I was simply playing the best players on the team, and they happened to be Black.”

Don Haskins – Texas Western Coach 1966

…bby Joe Hill Bobby Joe Hill Bobby Joe Hill Bobby Joe Hill Bobby Jo….