Al fin . . . it’s Remi !

Remi Bonnet e l’impresa mondiale di Canfranc… poetry in motion

La convinzione che fosse “il più forte” aleggiava da tempo, possiamo tranquillamente dire da anni.

Remi Bonnet, correre in montagna, in salita, come nessuno. Una sensazione unica osservarlo nel momento dello sforzo massimo, su pendenze e terreni proibitivi, sferzare l’aria, andare in spinta come si trovasse su un falso piano a fare le hill-reps, ed invece è in gara, al mondiale, che trucida atleti che detengono record nei vertical più importanti d’Europa, che arrivano al traguardo stroncati ed appesantiti, mentre lui vola, corre in spinta anche sul muro più duro, acclama lui i tifosi, alza le ginocchia quando tutti strisciano, una roba belluina !

In questi ultimi 15 anni ho assistito ad autentici capolavori da parte degli specialisti o dei fuoriclasse dell’uphill.

Vedere Berny Dematteis a Chiavenna o a Borovets nel 2013 è stato qualcosa di indefinibile, lo Johan Bugge del 2015 in Portogallo o il Jacob Adkin del 2019 a Zermatt hanno decretato la nascita di due campioni immortali per questa specialità, il grande Slam ed il dominio di Aymo nel triennio 2018-2021 sono stati un romanzo a tinte forti, l’oro ed il bronzo di Xavi rispettivamente a Kamnik 2017 ed a Zermatt 2019 i sigilli di una carriera infinita.

Negli ultimi anni soprattutto le prestazioni mostruose, dal punto di vista cronometrico, di Patrick Kipngeno e poi dei compagni di squadra Omaya Atuya e Jospha Kiprotich, capaci di ridefinire il senso del tempo di gare come Smarna Gora, Nasego, Piz-Tri, mettendoci insieme anche due titoli mondiali (Kipngeno 2022 e 2023, e oggi bronzo, better never forget)….

solo alcuni esempi, di cosa sia stato assistere ad autentiche imprese, di atleti di classe cristallina… poi però, c’è stato oggi.

THIS IS THE TIME

C’erano gli avversari, perché c’erano, tanti e sul serio, ed erano tutti “in the zone”.

C’era il fattore ambientale, perché partire con 3 gradi ed arrivare sopra i 2000 metri non è cosa da poco e non è la situazione ideale per nessuno quando si devono compiere sforzi del genere.

C’era, probabilmente, un discreto carico di pressione, interna ed esterna, visto che tornava a vestire la maglia della nazionale dopo qualche anno, visto che nelle ultime due stagioni ha dovuto convivere con qualche infortunio, di cui uno grave quest’inverno, e con qualche risultato, forse atteso, che non è arrivato e che ha messo ulteriore significato su quel #nevergiveup che ha scelto di regalarci intitolando l’attività sul suo Strava, manco a dirlo… piena di KOM 😉 .

Alla fine, di tutto, rimane una prestazione che rimette in pace qualsiasi appassionato di questo sport, colta regalando agli occhi di tutti noi un incedere fluido, arrembante, che anche col mute sul monitor di youtube sembrava suonare il punk rock più esagitato e tambureggiante.

Quello che Remi Bonnet oggi ha saputo fare nella gara valida per il titolo mondiale uphill di Canfranc 2025 ha un nome, ed uno solo:

C A P O L A V O R O

che bella, la corsa in montagna…