Al dis …
Il Gian fu Carlo così lo definì, la bicicletta quale riscatto sociale , quale mezzo di locomozione alternativa al quadrupede che parificò le possibilità di spostamento delle classi sociali.
Un secolo (e mezzo ormai) dopo il biciclo, l’immagine dell’equino legata alla bici si sposta in quella del cugino asinino, perché asini siamo diventati tutti nel non saper più apprezzare ne che ci sia uno talmente forte dal dominare totalmente le corse , ma nemmeno riconoscere il valore dei pochi , pochissimi, che riescono talvolta e per brevi istanti a far comparire delle lievi crepe sul perfetto bassorilievo greco che si staglia ai nostri occhi quando la capretta slovena si alza sulla sua Colnago ed inizia a mulinare le spalle e le gambe trasformando qualsiasi salita in un ring (dal celebre : “il mio ring è la strada” ndr).

Quanto povero è un ciclismo fatto di tifosi ed appassionati che colgono solo la strafottenza, la superiorità ostentata e mai la lotta la battaglia la sofferenza che rimangono vivide e sempre e per sempre danno dignità ad uno sport che sarà anche passato per le bombe ma che alla fine rimane fatica pura e reale e si fonde perfettamente con i mille elementi della nostra cultura europea, siano essi urbanistici o paesaggistici ????
Vingegaard così come Wout o la variopinta e giovane top ten dell ultimo tour sono stati tutti apprezzabili elementi di interesse di un tour che hanno ritenuto noioso solo i tifosi alla ricerca dei pruriti calcistici di bassa lega.
eh Eh .. organizzatori.
Se mai qualcosa si può imputare agli organizzatori è di aver messo poca storia , con solo alcuni dei colli mitici e forse con tappe troppo spalmate mentre con qualcosa di più mosso a metà , tappe più brevi e due colli HC storici alla fine si poteva avere qualcosa in più in termini di romanzo, che non Guasta mai. Mi rendo conto che trovare la formula magica non è cosa facile, anche quando avessero centrato la concentrazione esatta di salite e di tratti per permettere di “vedere chi faceva la differenza” alla fine servono i protagonisti, e questo Tour non li ha fatti mancare, anche se per la maglia gialla in realtà sono sempre stati solo due, e il secondo di quei due arrivava dopo, come abbiamo appurato.

Lo scacchiere mondiale del ciclismo appare al momento incanalato sul duopolio VDP Pogi per le classiche importanti, possibili inserimenti random di Remco, Wout soprattutto Pedersen nelle secondarie, sui grandi giri Vingegaard e Pogi, nell’attesa di capire cosa siano veramente Jorgenson, Lipowitz e Onley soprattutto, non dimenticando mai che gli Almeyda e i Kuss di questo mondo stanno accorti, senza commettere l errore che Landa fece a suo tempo di andare a fare il capitano senza averne la struttura .
E poi ? Per sognare ? Un nome solo: EGAN BERNAL…. ma sarebbe davvero fantascienza.
La mia sfida.
Di certo non fanno mancare l’ispirazione, questi campioni e queste mitiche corse. Rapito ed incantato dall’ennesimo spettacolo che giro e tour hanno saputo raccontare mi sono cimentato in un grande inedito, per me: la bici da corsa.

Grazie ad un prestito del mio socio Marco, io re della fotografia nel Mountain Running, ho rivolto le forcelle prima verso il mitico Col du Galibier , scalato il giorno 10 agosto 2025 da Valloire, nella versione classica del versante nord. Successivamente , il giorno 11 agosto 2025, sono salito sul Colle delle Finestre, partendo da Meana di Susa.
Due ascese ricche di fascino e di difficoltà per chi come me ciclista non è.

Compare di avventura Gabry, sportivo, tecnico e ciclista di grande e consumata esperienza, il perfetto partner per questa sfida che sento di aver vinto, naturalmente con me stesso e con la strada dei due stupendi percorsi. Mentre salivo ed arrancavo sentivo nella mia testa i clamori degli attacchi di Pantani, le strigliate di Pogi, la leggendaria impresa di Froome, il perfetto rito di rendenzione di Yates.
Gran doble locale con Vivione e Gavia. Elettriche emozioni di un’estate gestita con lucidità. 🚲 🔋🔴⚪️🟢🔵🟡❤️
#scarpetteasganciorapido

